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| Fonte: Climatrix |
Ricapitoliamo brevemente il meccanismo su cui si basa il procedimento. Alcune sostanze chimiche vengono sottoposte ad una debole scarica di corrente elettrica, in modo da legare tra loro gli elementi a bassissima temperatura e liberare una quantita sorprendentemente maggiore di energia, sotto forma di calore. Volgarmente possiamo riassumere in questo modo il concetto di "fusione fredda", tanto bistrattata nel passato dagli stessi americani ma rivalutata ai giorni nostri, come degna alternativa alle attuali fonti energetiche di cui conosciamo benissimo pericolosità e potere inquinante. La ricercatrice rivela che il progetto non differisce molto da quanto già si conosceva in materia, non spiega cosa è stato migliorato ma parla di perfezionamento della tecnica. I prototipi di questi piccoli "generatori casalinghi" sono in fase di sperimentazione e a detta degli scienziati, potrebbero volerci circa dieci anni prima di una vera e propria diffusione capillare. La cosa che più ci preme sottolineare è la rivalutazione del progetto, al contrario di come si era fatto negli anni passati quando questo lo stesso veniva definito in chiave utopistica. Sintomo di una maggiore maturità sull'argomento? Questa fonte potrebbe rivelarsi davvero importante per la salute di un pianeta già malato; l'augurio è che la ricerca compia ulteriori passi in avanti e che anche i nostri ricercatori italiani, possano dire la loro su un tema importante come questo.







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