Gli studi, basandosi sull'ipotesi che la cultura di Nazca fosse all'avanguardia dal punto di vista dell'ingegneria idraulica, suppongono che le continue ed estese deforestazioni, per far posto a culture intensive, abbiano reso il territorio particolarmente esposto alla diromperente azione di taluni fenomeni atmosferici, ricostruiti virtualmente e storicamente anche grazie a potenti calcolatori e software climatologici.
Contribuiscono a questa tesi gli studi di Alex Chepstow-Lusty, paleoecologo dell'Istituto Francese di Studi Andini, compiuti su un'analisi dei pollini in una delle valli in cui fioriva la civiltà Nazca. Tali ricerche hanno dimostrato che, mentre in stati di terra più antichi erano presenti soprattutto pollini di Huarango, in strati che si stima siano stati contemporanei allo sviluppo di Nazca, la maggiorte dei pollini sono di mais e cotone.
Testimonianze queste, che dimostrano l'esteso sviluppo agricolo di Nazca, che si suppone fosse affiancato da un efficiente sistema sistema irriguo, reso poi inefficace solo dal dissesto idrogeologico che si pensa abbia colpito la zona.
Purtroppo, come la storia puntualmente e ciclicamente ci ricorda, gli uomini tendono a dimenticare gli errori passati e perseverare in essi ancora oggi. Attualmente, nella regione costiera di Ica continuano tali deforestazioni, che continuano ad impoverire il territorio e stanno portando gli alberi di Huarango sull'orlo dell'estinzione.
Ma per fortuna non ci sono solo cattive notizie, poichè numerose ONG ed associazioni ambientaliste hanno avviato progetti di rimboschimento, ad esempio la semina di 20.000 alberi di Huarango, e la presa in concessione di 120 ettari di bosco nei pressi di Usaca, vicina all'attuale Nazca.
Fonte originale: Elpais.com (liberamente tradotto dallo staff Climatrix)

























si in effetti è cosi, l'uomo ripercorre sempre gli stessi passi anche sbagliati.. E mi sembra anche, che non sia l'unica cultura passata ad avere agito sull'ambiente..