Giacomo Leopardi, Le Magnifiche sorti e progressive

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Giacomo Leopardi, Le Magnifiche sorti e progressive

Giacomo Leopardi
Leopardi ebbe una formazione eccentrica rispetto ai luoghi allora più avanzati economicamnete e colturalmente e questo favorì una presa di distanza dai facili ottimismi del suo tempo, che predicavano un continuo progresso materiale e spirituale grazie agli avanzamenti della tecnica.
L. negò che lo sviluppo materiale potesse portare una maggiore felicità e sostenne questa posizione durante tutta la sua vita.
In un primo tempo (pessimismo storico) sostenne che l'intera storia umana non è progresso ma decadenza dallo stato di felicità naturale in cui si trovavano gli antichi più vicini alla NATURA generatrice di illusioni (e in cui si trovano gli uomini durante la loro fanciullezza) ad uno di dolore, causato dalla ragione "nemica di ogni grandezza..nemica della natura" (Zibaldone, 15) (che corrisponde alla fine di ogni illusione tipica dell'età adulta).

La convinzione che l'incivilimento fosse pertanto solo allontanamento dalla natura portava L. a mettere in antitesi la grandezza del mondo antico carico di nobili virtù con la miseria morale moderna.

Le antiche società erano in tutto superiori perchè "larghe" (senza rigidi vincoli tra gli individui) e l'amor proprio (connaturato nell'uomo) non era contrapposizione all'altro ma diventava altruistico amor di patria, mentre nelle attuali società "strette" (con "precisazioni di tutti i doveri e osservanze, morali, politiche, religiose, civili.." Zibaldone 875) l'amor proprio diventava meschino egoismo, il Ben-Essere (integrità fisica e spirituale) degli antichi diventava ricerca di semplice benessere materiale.
In seguito (pessimismo cosmico) L. rifiutò ugualmente l'idea di progresso, ritenendolo incapace di eliminare la "naturale" sofferenza dell'uomo condizionato dalla sua materialità, che le teorie ottimistiche del tempo, illusorie e mistificatrici, nascondevano (I Nuovi credenti; Palinodia al marchese Gino Capponi).
Nella Palinodia (1835) sostiene che il progresso tecnologico non farà scomparire la fatica del lavoro, perchè l'uomo "il duro ferro [strumenti di lavoro] non deporrà" (verso 56-57) nè le "ferrate vie" e i "molteplici commerci" (verso 43) "i popoli e i climi stringeranno insieme" (verso 45), al contrario a causa della concorrenza economica "coverte fian di stragi l'Europa e l'altra riva dell'atlantico mar" (verso 61-63): L. sembra qui preannunciare l'età dell'iperialismo.
Anche la nuova abbondanza di beni materiali ("tappeti e coltri, seggiole, canapè, sgabelli e mense, letti e ogni altro arnese" versi 116-118), che sembra preannunciare l'età del consumismo, non potrà sollevare l'uomo dalle "miserie estreme dello stato mortale" (v. 182-183).
Infine L. sembra prefigurare gli sviluppi negativi di un altro mito del suo tempo, quello di una sempre maggiore diffusione del sapere tramite le gazzette (antenate dei moderni mass-media) perchè gli uomini saranno ridotti a "civil gregge" (v. 207), a causa della manipolazione e omologazione causate dalla nuova "unica fonte" (v. 153) di sapere. Tematiche oggi di grande attualità.

Per L. l'uomo può solo progredire nella consapevolezza della propria condizione, con cui in termini dialettici l'idea di progresso va confrontata (oggi la condizione di arretratezza di gran parte dell'umanità.)
Di qui nella Ginestra (1836) la polemica col "Secol superbo e sciocco" (v. 53) che per viltà discoglie lo sguardo dal "vero dell'aspra sorte" (78-79) che ci fu data e dal "basso stato e frale" (v. 117) voluto "dall'empia natura" (v. 148).
Sono gli aspetti negativi con cui anche oggi bisogna fare i conti (povertà di larga parte di popolazione mondiale, devastazione ambientale), che non vanno elusi ma seriemente considerati ("nulla al ver detraendo" verso 115) se si vogliono porre le basi di una seria azione di contrasto che affronti i broblemi di tutti gli uomini, che L. immagina appunto "tutti fra se confederati" (v. 130) per meglio affrontare una "guerra comune" (v. 135) contro i mali che da sempre li affliggono.
L'unico vero progresso quindi è respingere i falsi miti che occultano la realtà, guardando con realismo ai veri problemi del vivere. E' singolare che ad insegnarlo sia stato un autore "così negativo" come L., tanto più utile degli inguaribili ottimisti di ogni tempo.



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