L'ideologia dominante del tempo (Positivismo) scorgeva ottimisticamente grandi opportunità in questo nuovo processo e nel primato dell'economia ma V. notava che "la civiltà è il benessere e in fondo ad esso..non ci troverete altro..che il godimento materiale..Viviamo in un'atmosfera di Banche e di Imprese industriali e la febbre dei piaceri è l'esuberanza di tal vita" (prefazione ad Eva, 1873).
Differentemente dalla visione generale del tempo V. notava che il cammino "febbrile che segue l'umanità per raggiungere il progresso" non è esente da interne contraddizioni e costi umani altissimi a scapito dei "deboli che restano per via..e piegano il capo sotto il piede brutale dei vincitori" (prefazione ai Malavoglia).
Per costoro il progresso non porta alcun riscatto e "allorquando uno di quei piccoli..volle staccarsi dai suoi..per brama di meglio, il mondo, da pesce vorace ch'egli è, se lo ingoiò" (Fantasticheria) in una sorta di spietato darwinismo sociale.
Il rifiuto del progresso e il pessimismo originati dall'arretratezza senza speranza del suo sud consentono a V. di avere uno sguardo lucido sulla realtà, di cui demistifica gli aspetti più crudi. Di qui la denuncia della violenza della società soprattutto verso i più deboli e i diversi (Rosso Malpelo che a giudizio degli altri "aveva i capelli rossi -perchè- era un ragazzo malizioso e cattivo" sa per esperienza che "se sei più debole ti pestano la faccia"), mentre l'epopea dell'accumulo capitalistico (La Roba) si rovescia nell'abbandono di ogni valore umano ("quante fatiche, quante menzogne..") e nella più completa alienazione del protagonista, che in punto di morte non concepisce l'idea di separarsi dalle sue ricchezza e "andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini e strillava: roba mia, vientene con me!".
La violenza di questo progresso è evidente anche nei Malavoglia (1881) che descrivono la fine del millenario mondo contadino con le sue incrollabili verità (i proverbi di padron 'Ntoni) travolto dalle nuove leggi dell'egoismo economico, di fronte alle quali soccombono gli antichi valori di quella cultura (l'onesta, la solidarietà, la famiglia), che possono solo essere rimpianti ("Ti rammenti le belle chiacchierate che si facevano la sera..e la mamma, e la Lia, tutti li, al chiaro di luna" cap. XV) e da cui bisogna dolorosamente accomiatarsi, in un destino di emarginazione e di solitudine.
E' il destino di 'Ntoni, più degli altri preso dalle illusioni del progresso e che espia con l'esilio ("ora che so ogni cosa devo andarmene") la sua infrazione alle leggi del suo mondo.
Anche il protagonista di Mastro don Gesualdo (1887) pur avendo conseguito il successo economico deve rinunciare agli affetti e alla fine muore nella più completa solitudine, tra l'indifferenza dei servitori.
V. sembra aver descritto in anticipo la perdita di valori che accade ancor oggi nelle diverse parti del mondo raggiunte dalle Corporations e dalla globalizzazione che, a fronte di vantaggi effimeri e precari perchè i capitali si spostano di continuo, vedono scomparire non solo le loro economie tradizionali ma anche le loro culture soppiantate dalla omologazione culturale che i nuovi processi portano con sè. E' l'aspetto più doloroso di siffatto "progresso" che annulla le differenze e impone i propri modelli universali in un mondo di fatto sempre più povero.


.jpg)



























0 Commenti sul post:
Posta un commento
Ciao dallo staff di Climatrix Blog :-)
Lascia la tua opinione..
Un amministratore del blog (Cyberaler e weiji) o l'autore del precedente articolo sarà lieto di risponderti!