S. nacque e visse a Trieste, allora parte dell'impero austriaco e ciò gli permise di mantenere un rapporto privilegiato con la cultura del centro Europa, in particolare con quella di lingua tedesca. Di qui la conoscenza di autori (Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Darwin) sconosciuti agli altri scrittori italiani o mal interpretati (Il Nietzsche di d' Annunzio). Qui ci interesserà in particolare il rapporto con Darwin, importante per le sue idee sul rapporto società-individuo, salute-malattia.
La teoria dell'evoluzione e di una naturalità non mediata dall'intelletto viene presentata nel capitolo 8° di Una vita (1892), dove Macario (il tipo del lottatore) spiega ad Alfonso (l'inetto) che "chi non ha le ali necessarie quando nasce non gli crescono mai più. Chi non sa a tempo debito piombare sulla preda non lo imparerà giammai". E ad Alfonso che gli chiede se ha le ali risponde con sarcasmo: "per fare dei voli poetici si!"
La crisi ha agito su Alfonso, debole e incapace di vivere diverso dagli altri che inseguono il profitto, la forza, mentre lui è solo capace di creare una realtà compensatoria (i voli poetici). La vocazione intellettuale è una specie di malattia che impedisce di agire nella realtà (anche Emilio di Senilità sarà definito "letterato ozioso").
Ma S. usa le sue fonti culturali - Darwin come Freud - in modo molto libero, funzionale alle idee che veniva maturando. L'analisi della crisi della coscienza portava S. ad interrogarsi sempre più a fondo sulla crisi più generale del suo tempo e in questo senso rivede le sue idee sul darwinismo.
E' importante un appunto del 1907 (L'uomo e la teoria darwiniana), collocato tra Senilità (1899) e La coscienza (1923) dove si dice che per la "maggioranza degli uomini lo sviluppo..s'arresta" bloccandoli in una forma fissa che impedisce loro di evolversi ulteriormente in altre direzioni che non siano "un sentimento di superiorità e anche una superiorità di forza reale" che tanti danni doveva produrre.
Nell'ultimo capitolo della Coscienza pertanto se la teoria evolutiva è ancora valida per il mondo animale ("la rondinella ingrassò il muscolo che muove le sue ali..la talpa si interrò..il cavallo si ingrandì..Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute"), per "l'occhialuto uomo" le cose stanno diversamente: più si evolve e più "inventa gli ordigni fuori del suo corpo" così che "l'uomo diventa sempre più furbo e più debole" pronto alla violenza e alla distruzione.
Lo stesso Zeno alla fine dice di essere guarito ma grazie alla speculazione di guerra, assimilandosi così alla più grande malattia di una civiltà che nel profitto finalizzato alla guerra trova la propria ragion d'essere.
Nel capitolo 6° analizzando "salute" di Augusta, chiusa nel suo limitato e ottuso sistema di certezze ("la terra girava, ma tutte le altre cose restavano al loro posto"), di abitudini consolidate ("Di domenica essa andava a messa.."), di fiducia nelle autorità "che la rassicuravano", Zeno - inizialmente ammiratore di quella salute - avverte che "analizzandola, la converte in malattia". Perchè è "atroce quella salute che non analizza se stessa e neppure si guarda allo specchio": la salute come non consapevolezza appartiene alle bestie. Lo sguardo del malato, in quanto estraneo e diverso, diventa strumento acuto di critica di un mondo chiuso nelle sue angustie certezze, incapace di rinnovarsi.
Al lato opposto si colloca l'abbozzo (L'uomo e la teoria darwiniana), cioè l'inetto ("vivente protesta contro la ridicola concezione del superuomo" lettera del 1927) che proprio per i suoi limiti è capace di migliorarsi. A questo punto perchè "voler curare la nostra malattia..e togliere all'umanità quello che essa ha di meglio?". Solo l'inetto può ancora sviluppare la vera crescita dell'uomo (coscienza) perchè insoddisfatto e incompleto, non adattato (come Augusta e come gli altri) ad una società profondamente malata (la curruzione dell'anima avviene quando si smette di desiderare il cambiamento ritenendosi appagati e come per Augusta il presente diventa "una verità tangibile in cui si poteva segregarsi e starci caldi") e quindi disponibile a possibili cambiamenti, per realizzare non QUEL progresso conclusosi con una catastrofe ma Il vero progresso di cui l'umanità ha bisogno.





























0 Commenti sul post:
Posta un commento
Ciao dallo staff di Climatrix Blog :-)
Lascia la tua opinione..
Un amministratore del blog (Cyberaler e weiji) o l'autore del precedente articolo sarà lieto di risponderti!