gennaio 2009

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27/01/09

Meglio senza carburante o senza acqua?

carburanti alternativi
Fonte: Climatrix
Manca poco al decollo. Con la finalità di testare la sostenibilità dei biocarburanti anche nel settore dell'aviazione, la Japan Airlines ha organizzato per il prossimo venerdì il volo del primo Boeing 747 alimentato da una miscela costituita per la metà da biocarburante (di cui 84 % camelina sativa, 16%jatropha, 1%algae). Qualcuno potrebbe esultare pensando ad una possibile sostituzione di questo tanto agognato petrolio con una nuova tipologia di combustibili, ma in realtà non è così, poichè l'impatto della diffusione delle monocolture agroenergetiche sulla biodiversità e nei confronti delle altre produzioni alimentari, potrebbe esserci fatale.

Il meccanismo è semplice. Queste colture, al pari di ogni altra, hanno disperatamente bisogno d'acqua per esistere e, data l'enorme quantità di materia prima necessaria per sopperire anche solo ad una minima parte del nostro fabbisogno energetico, legato al settore dei trasporti e non solo, sarebbe necessaria una buona parte dell'acqua dolce di un pianeta, sempre più affollato, assetato, affamato e bisognoso di energia. Ma all'umanità sembra non interessare questo, almeno per il momento. Alla fine siamo sempre stati abituati a depredare la nostra terra, sfruttarla sino all'ultimo senza pensare alle conseguenze dei nostri gesti. La maggior parte delle monocolture agroenergetiche si adattano e sviluppano soprattutto all'interno della fascia tropicale ed ai margini delle zone temperate ed aride.

Il coordinatore per l'energia della FAO, Gustavo Best osserva che, in caso di crescita incontrollata del settore, gli elevati profitti della nuova filiera potrebbero indurre un esodo di massa degli operatori e un conseguente deficit nella produzione alimentare locale. Un rischio particolarmente elevato nei paesi in via di sviluppo del terzo e del quarto mondo. [Wikipedia]
Alcune nazioni si sono dimostrate interessate alla sperimentazione ed impianto di tali monocolture, fiutandone il guadagno, mentre altri Paesi sono stati in un certo senso 'comprati' dal denaro delle multinazionali interessate da tale business, o illusi dalla possibilità di potersi disfare delle proprie importazioni di petrolio. Nonostante qualcuno parli di un imminente 'new deal' ecologico dobbiamo riconoscere che questi Paesi (fra cui anche USA, India, Argentina, Messico) sono prevalentemente caratterizzati da condizioni socio-economiche ed ambientali particolarmente fragili, ancor più ultimamente. A parte il Brasile, i cui problemi ambientali legati allo scempio amazzonico sono sotto i nostri occhi da decenni, è curioso notare come ad alcuni stati africani sia stato fatto credere che conviene loro maggiormente coltivare qualcosa che non potranno mai mangiarsi. Ci hanno inoltre rassicurato sul fatto che tali colture non saranno invasive poichè potranno insediarsi in zone e su terreni semi-aridi, ma devono ancora spiegarci da dove e come intendono portarci lì acqua e manodopera. Nel caso della camelina sativa, ad esempio, è stato dimostrato che, se posto a rotazione con altre colture, è capace di incrementare la resa della coltivazione successiva del 15%. Questo è un bene, ma quando il coltivatore, o impresa agricola che sia, si farà i conti in tasca e si accorgerà che le sue terre gli fruttano il doppio, il triplo, allestite con colture agroenergetiche piuttosto che a cereali o quant'altro secondo voi cosa farà? E' una bella domanda.


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15/01/09

Esistono microbi marziani. La NASA è pronta per la conferma ufficiale

microbi marziani
Fonte: Climatrix
Abbiamo dovuto attendere decenni, trastullandoci con fantasie, film, libri, articoli, sogni e illusioni, ma alla fine la conferma ufficiale giungerà solo fra poche ore. Attraverso diversi lanci di agenzie internazionali, siti web (NASA, FoxNews e DailyTech) articoli sui quotidiani americani e inglesi (The sun, Telegraph) è stato reso noto ieri che la NASA sta organizzando una conferenza stampa ufficiale nel suo ufficio di Washington D.C. nella quale affermerà di avere le prove per giustificare la presenza di forme di vita su Marte.

Si tratterebbe degli stessi microbi responsabili della presenza di metano nell'atmosfera marziana. Non si sa ancora di che microrganismi si tratti, se vivano sul suolo o nel sottosuolo, così come è difficile confermare se si tratti solo di una fuga di informazioni o di una qualche trovata giornalistica o propagandistica. In realtà ,anche in un articolo comparso il 14 gennaio 2009 nell'edizione on-line di Science veniva affermato che recenti studi hanno dimostrato, in accordo con le misurazioni degli ultimi anni, come sia impossibile che così tanto metano possa essere riconducibile all'attività di forme di vita vegetale, sebbene ve ne siano alcune capaci di contribuire, attraverso strani e complessi meccanismi, alla produzione di piccole quantità di metano e, tuttavia, qui sulla Terra, non su Marte. Già dal 2004 all'interno della missione dello European Mars Express Orbiter era stata verificata la presenza di metano stagionale nell'atmosfera del pianeta rosso, ma da quel momento, a parte notizie occasionali ed un certo vociferare sul web, non era mai stata accertata e dichiarata ufficialmente la presenza di vita organica marziana.
Tutto lascia pensare che se c'è adesso, molto probabilmente potrebbe essere lì da milioni di anni, come fosse una eco di ere passate o sintomo di un pianeta ancora vivo dal punto di vista biologico e geologico. Su Marte potrebbe esserci anche altro o, per lo meno, potrebbe esserci stato.

Mi tornano in mente con una certa attualità alcune immagini ed idee di un vecchio libro di G.I. Gurdjieff intitolato 'I racconti di Belzebù a suo nipote', il cui protagonista, Belzebù per l'appunto, viaggia da Marte, la sua sede d'esilio dopo la ribellione a Dio, verso la sua sede primitiva al centro dell'Universo, raccontando durante questo viaggio a suo nipote Hassim tutti i segreti sul ruolo cosmico di Marte, della Terra, della Luna e della vita che anticamente si è svolta su questi pianeti.

Chissà se un giorno per guarire i nostri antichi mali rimetteremo piede su Marte, magari con qualche 'antibiotico all'ultimo grido' per proteggerci dai suoi temibili microbi "metanogeni", o forse piuttosto, al fine di guarire i mali attuali, dovremmo impegnarci maggiormente a far funzionare meglio le cose qui giù sul pianeta Terra, piuttosto che esplorare nuovi pianeti da infestare, sfruttare e magari ridurre così come l'unico che abbiamo per le mani, ammesso che il pianeta Terra ci appartenga davvero e ammesso che l'universo assecondi i nostri nefandi progetti.
L'umanità non ha ancora scelto di disfarsi delle armi atomiche e, purtroppo, pare che questo non sia un proposito all'ordine del giorno. Tuttavia, l'unica consolazione di sorta è che se dovesse esserci un giorno un olocausto nucleare sul nostro pianetino, sappiamo con certezza che ce ne sarebbe un altro nelle vicinaze in condizioni decisamente migliori e pronto ad ospitaci, ma forse è bene immaginarselo solo per sdrammatizzare, esorcizzare e neutralizzare le nostre paure.


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11/01/09

Cortometraggio sul cloudbuster di Wilhelm Reich in azione (sub in español)

Cortometraggio sul cloudbuster di Wilhelm Reich in azione (sub in español)
Fonte: Climatrix
Nel 1951 Wilhelm Reich, medico, psichiatra, psicoanalista austriaco, allievo di Sigmund Freud e riceratore noto per la sua controversa teoria sull'energia orgonica realizzò un'esperimento chiamato "Orop desert" riuscendo a far piovere nel deserto dell'Arizona grazie ad un cloudbuster di sua produzione. Alcuni anni precedenti, attraverso un progetto di ricerca chiamato "Oranur" scoprì l'enorme potenziale distruttivo dei resti della radioattività in natura e di come questi si trasformino in energia distruttrice della materia organica.
Tale energia nefanda fu individuata da Reich con il nome di DOR (deadly orgon) e può essere rintracciata nelle fasi successive alle sperimentazioni nucleari o causata dall'inquinamento chimico dell'industria avanzata, inclusi i fertilizzanti industriali e agrochimici.

Gli studi di Reich furono sin da subito osteggiati finchè fu accusato di esercizio indebito della professione medica e condannato a 2 anni di reclusione, che lo porteranno alla morte nel 1957.
Nei suoi ultimi anni Reich, al pari di quanto successe in vita anche allo scienziato italiano Pierluigi Ighina, ha narrato in diverse circostanze di quelle che riteneva le sue esperienze con gli alieni. In particolare in uno dei suoi ultimi libri, "Contact With Space ", riferisce di una presunta battaglia con una astronave aliena, che sarebbe avvenuta il 14 dicembre del 1954, nei cieli sopra il deserto dell'Arizona. Egli sarebbe riuscito a sconfiggere gli alieni usando come arma i suoi "cloud buster". Reich riteneva gli alieni responsabili del processo di desertificazione della Terra ed intenzionati a conquistare il pianeta. Secondo lui, il progetto degli alieni era quello di disseminare sul nostro pianeta il terribile DOR. Tuttavia, se Reich fosse ancora vivo, sarebbe certamente li a puntare il dito contro i grandi sistemi e meccanismi di produzione di massa dell'energia DOR, dovuti allo sviluppo, perfezionamento e diffusione dei sistemi HAARP, di telefonia mobile, Wireless, sino all'azione delle Chemtrails. Rimane solo da chiederci se vi sia davvero qualche alieno ad aver architettato tutto ciò o magari vi siano gruppi di uomini che si comportano in maniera sì folle da non sembrare interessati all'evoluzione della nostra specie.

Di seguito potrete vedere un cortometraggio inglese, sottotitolato in spagnolo, sul cloudbuster di Wilhelm Reich in azione.




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03/01/09

Un'incredibile scoperta per una data inquietante

catastrofe terrestre nel passato
Fonte: Climatrix
All'interno dell'autorevole rivista americana Science è stata pubblicata negli ultimi giorni una notizia che farà parlare di se' a lungo. Un'equipe di scienziati della Oregon University grazie a recenti studi paleografici ha rintracciato milioni di nano-diamanti (dell'ordine di grandezza di un milionesimo di millimetro) all'interno di rocce, databili attorno al 10900 a.C., appartenenti ad una fascia di terra che dall'Arizona al South Carolina risale il nord America sino agli stati canadesi dell'Alberta e di Manitoba. La particolarità di questi minerali è che la loro formazione può essere prodotta solo a causa di altissime temperature ed altissima pressione. Condizioni che possono essere paragonate a quelle prodotte dall'esplosione di migliaia di bombe atomiche.

La giustificazione per questo evento è stata attribuita ad una violenta pioggia di meteoriti che si abbattè sul pianeta circa 13000 anni fa, dando in una successiva fase il via ad una lunga era glaciale.
Questo catastrofico evento dovrebbe esser stato la causa dell'estinzione di molti grandi mammiferi, fra cui i mammut che rimangono l'unico esemplare sempre menzionato, e la dissoluzione di antiche civiltà di cui vengono ritrovate ancora numerose tracce.
Il dato che più ci interessa è che il periodo di tempo che va dal 10000 all'11000 a. C. era in diverse misure già stato indagato da numerosi scienziati, molti dei quali additati come fanta-scienziati, fanta-archeologi, fra tutti Graham Hancock, che attraverso studi archeologici e astronomici aveva scoperto come la data 10500 a.C. fosse stata impressa nella costruzione di antichi grandi templi ed opere megalitiche, quasi a rimarcarne l'importanza, a tramandarne il segreto o forse la memoria.
Cosa ci sia di importante dietro questa data, a parte il valore simbolico che essa può evocare, rimane ancora fra i più grandi misteri irrisolti dell'archeologia contemporanea, pur sempre augurandoci di non scoprire un giorno, magari in ritardo, che il messaggio nascosto da quella data fosse quello di un monito, magari basato su eventi cicli di carattere astronomico o geologico, che potrebbero radicalmente trasformare il mondo in cui viviamo.

Sia nel caso si tratti di un dato collegabile alla precessione degli equinozi, o il vicino passaggio di un pianeta o di uno sciame meteorico il tutto potrebbe forse essere spiegato un giorno dall'evoluzione di questo filone di ricerche scientifiche, eppure vi è qualcuno che evoca, magari traendo spunto da antiche saghe, leggende o miti, la memoria di un'antica guerra fra superpotenze, superciviltà dell'antichità, capaci di produrre tecnologie estremamente complesse (vedi ad esempio i Vimana indiani) ed evidentemente capaci di autodistruggersi completamente lasciando sepolti, forse per sempre, i loro segreti e la loro storia.
Probabilmente gli uomini non sono ancora pronti per vagliare razionalmente, ma soprattutto verificare tali voci che, pertanto, al pari di molte altre, rimangono relegate nel fantastico regno della mitologia, anche se a volte la verità e la realtà sono molto distanti da quello che vediamo, viviamo, sperimentiamo o pensiamo di sapere.


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