marzo 2009

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31/03/09

Bruciare il ghiaccio per produrre energia

energia dal ghiaccioLa ricerca mondiale punta gli occhi sui clatrati idrati, gas congelati che si trovano nelle profondità dell’Oceano Artico e che offrono una soluzione ponte verso l’energia sostenibie

Nel ghiaccio potrebbe trovarsi una nuova spinta energetica dotata della capacità di integrarsi perfettamente con le fonti tradizionali e costituire una sorta di ponte verso un futuro di energia rinnovabile e a zero emissioni, dove idrogeno ed energia solare facciano da padroni. Ne sono convinti Tim Collett, ricercatore all’United States Geological Survey (USGS) di Denver e colleghi, che dal palco della prestigiosa American Chemical Society ha presentato i risultati di un’interessante ricerca: i gas idrati, contenuti nei blocchi di ghiaccio che si raccolgono sotto gli oceani e sotto il permafrost artico, poterebbero essere impiegati con ottimi risultati nella produzione energetica sostenibile, rilasciando nel processo di combustione una quantità minore di CO2 rispetto agli altri carburanti fossili.
Noti anche come “ghiaccio che brucia” o “clatrati”, i gas idrati in realtà sono conosciuti da tempo; si tratta di solidi in cui molecole gassose, generalmente metano, occupano una sorte di gabbie composte da molecole d’acqua unite da legami idrogeno. La loro formazione avviene naturalmente ambienti caratterizzati da bassa temperatura ed alta pressione e il crescente interesse della comunità scientifica ha portato a rilevare enormi depositi di tali gas non solo nella zona del permafrost artico ma in tutto il mondo, compresi Stati Uniti, l’India, e Giappone.
Erano stati portati alla ribalta dai media già la scorsa estate, ma in riferimento al rischio a cui questi grandi “magazzini” di gas, e più precisamente gli idrati di metano, potrebbero andare in contro con il progressivo surriscaldamento dei poli. Nonostante il pericolo di una progressiva liberazione dei clatrati a causa dello scioglimento dei ghiacci sia un fattore da tenere sotto controllo, la capacità di questi particolari solidi ha catturato l’attenzione dei geologi su più fronti. Innanzitutto come già accennato per la possibilità di estrarre questi gas e riutilizzarli nella produzione energetica.
Secondo uno studio della USGS le quantità contenute nella sola regione di North Slope, Alaska, potrebbe fornire abbastanza calore ad oltre 100 milioni di case per più di un decennio. Una delle tecniche più promettenti per l’estrazione degli idrati comporta semplicemente la depressurizzazione dei depositi e l’iniezione di inibitori chimici o in alternativa attraverso lo scambio di molecole di metano nella “struttura clatrata” con molecole di anidride carbonica, aprendo dunque una nuova frontiera del confinamento del biossido di carbonio, prodotto dai processi di combustione, nel sottosuolo.

FONTE: http://www.rinnovabili.it/
FONTE: http://it.wikipedia.org/


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22/03/09

Cellulari e SAR. Come limitare i rischi alla salute.

cellulari e salute
Fonte: Climatrix
Come abbiamo già spiegato in altri post i benefici apportati da alcuni prodotti tecnologici di ultima generazione celano in realtà seri rischi per la nostra salute. Il caso più eclatante è certamente quello dei telefoni cellulari, che oltre ad aver contribuito sostanzialmente a trasformare i nostri ritmi di vita, le abitudini, gli spostamenti, le modalità di interazione e comunicazione, ci hanno invisibilmente esposto a potenziali danni al nostro organismo. Gli studi scientifici in materia ci forniscono da anni risultati contrastanti e contraddittori, mentre oramai i cellulari oltre che esser divenuti più che uno status symbol si sono trasformati in oggetto di consumo anche per fasce di età molto basse. In alcuni casi genitori sprovveduti ed accondiscendenti comprano questi oggetti ai loro figli con meno di dieci anni, esponendoli inconsapevolmente a potenti campi elettromagnetici che possono danneggiare la loro capacità di attenzione, portando un lieve decremento del tempo di reazione individuale e un effetto negativo sulla memoria a breve termine, denominata in alcuni studi anche “working memory”.


Sebbene tali effetti riscontrati non sembrino inficiare le nostre performance quotidiane, ci sono ancora alcune informazioni che dobbiamo assolutamente conoscere o scoprire. Ad esempio, a parte le differenti caratteristiche tecniche e costi, maggiore o minor dotazione di utility e strumenti, si pensa che i cellulari siano tutti uguali dal punto di vista delle emissioni di radiazioni. Effettivamente non è così. Ogni cellurare possiede un proprio indicatore SAR, ovvero:

(fonte WIKIPEDIA)

il tasso di assorbimento specifico di energia, indicato con l'abbreviazione SAR (dall'inglese "Specific Absorption Rate") misurato solitamente in W/kg che rappresenta la potenza di campo elettromagnetico assorbita per unità di massa. Bisogna tener presente che questa grandezza dipende fortemente dalla frequenza del campo e.m. perché presenta fenomeni di risonanza legati alle dimensioni fisiche della persona investita.


Sebbene le normative in materia nel vecchio continente siano piuttosto chiare e rigide (2 watt per chilogrammo), ancora oggi vi sono case produttrici di cellulari GSM che non presentano chiaramente questo indicatore, che in sporadici casi viene persino omesso. Attraverso alcune ricerche nel web è stato possibile rintracciare una tabella contenete i tasso SAR (calcolato con il sistema statunitense) di numerosi cellulari, aiutandoci quindi ad effettuare un confronto. Troverete la tabella aggiornata settimanalmente sul blog di Alessandro Ronchi a questo link, oppure un altra versione prodotta dalla MMF (international association of telecommunications equipment manufacturers) in questa pagina.

I risultati non sono quelli che tutti ci aspetteremmo. Infatti, cellulari più costosi e sofisticati coincidono quasi sempre con emissioni di radiazioni più forti, mentre al contrario cellulari economici di fascia bassa ci garantiscono spesso bassi livelli di SAR. Facciamo un esempio. Un modello di qualche anno fa della LG del costo di circa 90-100 euro possiede un SAR dieci volte più basso di altri recenti cellulari del pezzo di 300-400 euro. Bell'investimento vero?!
Altra caratteristica da non confondere con il SAR è la capacità di ricezione del cellulare, le due cose sono solo indirettamente in relazione fra loro.

Pertanto, oltre che scegliere un cellulare per le sue caratteristiche tecniche consigliamo, specie quando si acquista un cellulare ad un bambino, di sincerarsi del SAR proprio dell'oggetto, cercandone uno con basse emissioni. Oltre a questo buona regola è quella di abituarsi ad usare il cellulare con le auricolari, che ci permettono di allontanare, sia pure di pochi centimetri il centro dela campo elettromagnetico dal nostro cervello.
Vi è mai capitato di sentirvi l'orecchio friggere dopo una lunga chiamata al cellulare o avvertire lievi mal di testa? Secondo voi il vostro cervello è schermato o frigge anch'esso?

Fonte foto: WIKIPEDIA


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11/03/09

La vera storia del Black Metal

la storia del black metal
Fonte: Climatrix
Molti pregiudizi aleggiano sull'immagine del Black metal, un mondo evidentemente poco conosciuto e classificato erroneamente come un genere musicale con simpatie naziste e sataniste. Ecco qui proposta una rivisitazione storica e musicale di un genere piuttosto underground che possiede enormi capacità a livello di epos ed espressione musicale in chiave estrema, che è stato tristemente travisato a causa di una mentalità per lo più chiusa e conformista.

Purtroppo, non tutti sanno che le radici del Black metal sono rintracciabili nella storia del rock, quando all'inizio degli anni '80 presero vita numerosi sotto generi, che vanno dal glam metal, all'heavy metal.
Pionieri del nuovo stile musicale furono artisti come gli inglesi Venom, i norvegesi Hellhammer e la 'one man band' svedese Bathory, i quali inizialmente introdussero temi, iconografie e coreografie a sfondo satanico.
Bisogna però fare una distinzione, infatti la band Bathory, ad esempio, oltre ad essere stata una delle prime band Black metal, è stata fondatrice del genere “Viking metal”, dunque vi sono state delle mutazioni legate probabilmente alla crescita personale del personaggio fondante ovvero Quorthon.
Dopo esser stato messo in ombra dal nascente Death metal, il Black metal rinasce all'inizio degli anni 90' con sonorità, tematiche, stili e volti completamente nuovi: avanguardisti della seconda ondata Black metal sono Mayhem, Dimmu Borgir, Emperor, Darkthrone, Satyricon e Burzum.

Tranne pochi gruppi che hanno conservato l'impronta rock, a tratti punk come nel caso dei Darkhtone, la maggior parte dei nuovi gruppi Black sono precursori di nuovi sottogeneri di metal, che ancor oggi continuano a riempire gli scaffali dei negozi di dischi. E' il caso del Symphonic Black metal di Emperor e Dimmu Borgir, Medieval Black metal dei Satyricon, Ambient Black metal, NSBM, Viking Black metal, Folk Black metal Pagan Black metal e così via.

Contemporaneamente alla scena musicale, accadono numerosi avvenimenti che segneranno per gli anni a venire la reputazione di tale genere, la cosiddetta “Black metal maphia”, una serie di omicidi e suicidi risalenti ai primi anni '90 in Norvegia, riguardanti il controverso circolo – negozio di dischi “Helvete” (letteralmente inferno) - seguiti da incendi di chiese cristiane in passato pagane, da vicende legate a molestie verso omosessuali e dalla presentazione di coreografie troppo spinte nei live.
In particolare l'evento più eclatante è stato l'omicidio di Euronymous, chitarrista dei Mayhem, da parte di Varg Vikernes, meglio conosciuto come Burzum, che sta ancora scontando la sua pena in carcere.
Quest'ultimo durante tutti gli anni passati in carcere non ha smesso di comporre e ha scritto un libro, il Vargsmal (“Così parlò Varg”), e la sua stessa biografia con la sua versione dei fatti, dove descrive esattamente il mondo Black metal e le vicende che lo hanno coinvolto, legando il tutto attraverso la trama del neopaganesimo nordico e idee tendenzialmente nazionaliste e xenofobe.
Solo dopo un'attenta raccolta di dati e varie letture posso dire che il mondo Black metal per essere etichettato come mondo satanista ed “ignorante”, è di certo molto poco conosciuto o conosciuto molto superficialmente. Specialmente il lato politico non è assolutamente parte integrante delle tematiche di questo tipo di metal, anche se c'è da ricordare l'esistenza dell'NSBM ovvero Nazionalist Socialist Black Metal, una branca underground del tutto scissa dal genere main street.

Lo “Svartmetall” è un genere anche ricco di “one-man-band” ovvero di progetti solisti di artisti polistrumentisti che applicano alla propria musica stili personalissimi che spiccano tra gli altri gruppi di più membri per le sonorità innovative, che sono difficili da ottenere quando ci sono da accontentare più scelte e gusti musicali.

In pochissimi sono a conoscenza dei veri temi trattati dai blackster, ovvero gli appartenenti a questa cultura, che riguardano in particolare mitologia nordica, paganesimo nordico, storia risalente all'epoca vichinga, amore per la propria terra natìa e la propria cultura, tematiche fantastiche, anticristianesimo (che non significa istigazione alla violenza, bensì nella maggior parte dei casi rappresenta solo semplice disapprovazione, che specialmente in scandinavia è in parte ancora sentita per la forzata conversione subita nel medioevo), natura, introspezione, ed in piccola parte satanismo. Quest'ultimo ormai è citato in gran parte per motivazioni di interesse economico, promozionale e perchè no per moda e per attirare l'attenzione di un particolare target di pubblico. Di certo le bestie di satana o casi di ragazzini che bruciano le chiese al giorno d'oggi provengono da disadattamenti sociali legati magari anche all'imitazione di personaggi della storia metal che indubbiamente hanno dato un cattivo esempio, ma che non hanno mai esplicitamente istigato nessuno a fare lo stesso.

Oggi il Black metal si distingue oltre che per i tecnicismi dei musicisti che lo suonano anche per la notevole evoluzione del genere derivata dalla fusione di più stili, che a loro volta si diramano in nuovi sottogeneri e miscelano addirittura musica Folk nordica o musica orientale allo standard Black. Il tutto grazie anche ad una riscoperta di alcune tradizioni e del folclore norreno, dal quale proviene la simbologia legata all'utilizzo di rune e di mjollnir nella scena Viking.

Curiosa è anche la nascita dell'Unblack metal, genere di tematiche opposte al Black ma di sonorità identiche, infatti agli amanti del Black classico non è andato giù la proposta di un genere talmente estremo riempito da contenuti cristiani o filosemiti.


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09/03/09

Emissione Colposa – Salute Pubblica: Nessi di causa ed effetto tra agenti inquinanti e danni alla salute ed ambientali

inquinamento e salute
CONFERENZA STAMPA

Mercoledì 11 marzo 2009, ore 11,00
Nella sede dell’AIL (Associazione Italiana Leucemie) sezione di Taranto, in via De Cesare 3, verrà presentato il Convegno “Emissione Colposa – Salute Pubblica: Nessi di causa ed effetto tra agenti inquinanti e danni alla salute ed ambientali”.
Il Convegno che si terrà il 14 marzo 2009, presso la Corte D'Appello di Taranto nel quartiere Paolo VI, è stato organizzato e promosso dal Comitato per Taranto, insieme all'Ail Taranto, Medicina Democratica Brindisi, Imid Association, Associazione 12 giugno, Cittadinanza Attiva.


Interverranno al Convegno (riporto quanto scritto nel volantino):
dott. Giuseppe Lanzo, (...)
l'avvocato Marina Venezia (...)
dott.ssa Anna Maria Quaranta.....
Modererà il dott. Ermanno Iacobellis (....)

Alla conferenza stampa prenderanno parte i rappresentanti di
Comitato Per Taranto –Michele Carone, Alessandro Marescotti
Ail Taranto - Paola D'Andria
IMID Malati Infiammatori Cronici – Esther Paola Tattoli, Saverio De Florio
Cittadinanzattiva – Marina Venezia
Associazione 12 Giugno – Cosimo Semeraro, Mariangela Stasi

Si allega file della locandina.
Gli Organi di Stampa sono invitati a partecipare.

COMUNICATO STAMPA

OGGETTO: Convegno “Emissione colposa Salute pubblica” - sab. 14 marzo 09

Tornano in campo le associazioni pugliesi per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Sull’onda della grande indignazione suscitata dalla possibilità che i danni inflitti alla collettività ed al territorio dai grandi gruppi industriali e nell’ipotesi paventata che i costi, malgrado i favolosi utili realizzati negli ultimi anni dagli stessi gruppi, ricadano come sempre unicamente sulle spalle dei cittadini, le associazioni iniziano a svelare i primi particolari del lavoro compiuto negli ultimi mesi volto ad inaugurare una giusta ed inderogabile campagna di risarcimenti.
Allo scopo, le associazioni sono riuscite a chiamare a raccolta una task-force costituita da decine di avvocati, magistrati, ingegneri, biologi, tecnici del territorio, esperti ambientali e soprattutto dei più noti nomi della medicina pugliese impegnati nella denuncia degli attentati alla salute pubblica e tra i pochi in grado di dimostrare il collegamento diretto tra la dispersione degli agenti inquinanti e l’incremento delle malattie sul territorio. Una task-force costituita in vista di un obiettivo storico e affidata a noti professionisti qualificati provenienti dalle provincie di Taranto, Brindisi, Lecce e Bari tutti presenti al convegno che si terrà il giorno 14 marzo p.v. alle ore 16.00 presso l’Aula Bunker della Corte di Appello di Taranto (Paolo VI). Dopo il primo storico risultato ottenuto imponendo alla classe politica l’impianto della legge regionale per l’abbattimento delle emissioni di diossine, la città prepara ora una nuova e determinante campagna di lotta per l’accertamento delle effettive responsabilità dei vari inquinanti nella determinazione dei danni alle persone ed all’ambiente.
Il comitato civico ha inoltre individuato ed illustrerà le criticità dell’attuale sistema legislativo che fino ad ora non ha consentito di determinare appieno le responsabilità e gli indennizzi. Inoltre si vuole indicare, in tal senso, il proficuo ricorso alle attuali normative di tutela.
Nel corso del convegno saranno svelati i meccanismi secondo cui più emissioni “a norma” di inquinanti possano ugualmente produrre danni consistenti alla popolazione sfruttando un effetto cumulativo e sinergico non previsto dall’attuale sistema normativo.
Saranno inoltre evidenziate le gravi inadempienze di alcuni enti pubblici che in passato non hanno consentito di produrre quegli atti indispensabili per l’accertamento delle responsabilità a cui i cittadini avrebbero potuto fare riferimento per salvaguardare i propri diritti, la propria salute e ottenere i giusti risarcimenti.
Questo convegno rappresenta un primo appuntamento di carattere tecnico che prelude ad un successivo dibattito pubblico che metterà la cittadinanza nelle condizioni di sfruttare appieno le prove e le perizie già prodotte, al fine di conseguire gli indennizzi semplificando e rimuovendo ogni ostacolo dell’iter giudiziario.

Comunicato evento: Peppe Cicala.


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06/03/09

10 marzo 2009, 50° anniversario dell'insurrezione di Lhasa

libertà tibetana e repressione cinese
ESPRIMIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETÀ AL POPOLO TIBETANO!
L'Associazione Italia-Tibet è un'organizzazione indipendente senza scopo di lucro che si propone di sostenere il lavoro del Dalai Lama e del suo governo in esilio, affinché al popolo tibetano venga riconosciuto il diritto all'autodeterminazione e siano garantite le fondamentali libertà civili.

LE MANIFESTAZIONI:

ROMA, 10 marzo:
TIBET, ORA PIÙ CHE MAI
Manifestazione organizzata dalla Comunità Tibetana in Italia

Il programma:
Dalle ore 15.00 alle ore 18.00: maratona oratoria
scioglimento dell'assembramento e deflusso alla spicciolata da Piazza Montecitorio

Ore 18.30 : assembramento in Piazza Madonna del Loreto (Piazza Venezia)
Dalle ore 19.00 alle ore 20.00: fiaccolata da Piazza Madonna di Loreto verso il Colosseo

MILANO, 10 marzo:

Manifestazione a sostegno della lotta del popolo tibetano
Organizzata da Tibet Culture House
Ore 17.00
Scuola Edile Milanese (ESEM)
Via Newton 3

per maggiori informazioni: www.italiatibet.org

SEGNALIAMO INOLTRE:

Sabato 7 marzo:
La trasmissione TG2 Dossier (RAI 2 - in seconda serata) sarà dedicata al Tibet
RAI Radio 3 - Collana "Uomini e profeti" (ore 9.00): Puntata dedicata al Tibet

Lunedì 9 marzo
Partecipazione di Claudio Cardelli, presidente dell'Associazione Italia-Tibet, e di Tseten Dolkar, rappresentante della Comunità Tibetana in Italia, alla trasmissione televisiva Geo & Geo (RAI 3, a partire dalle ore 17)
Claudio Cardelli e il gruppo musicale Rangzen parteciperanno alla trasmissione TG 2 mattino - speciale (RAI 2 - ore 10.30)

Foto e comunicato by Associazione Italia Tibet
WebSite www.italiatibet.org


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04/03/09

La teoria dell'espansione tettonica terrestre

teoria dell'espansione tettonica terrestre
Fonte: Climatrix

Sappiamo che tutto quello che si trova attorno a noi ed è da noi percepibile è caratterizzato da una natura mutevole ed impermanente. Dalle forme di vita organica sino alle strutture galattiche più lontane e complesse, tutto è segnato da un processo di costante evoluzione. Su questa base non dovrebbe essere difficile tentare di immaginarsi, almeno per un momento, il nostro pianeta come un'entità vivente a tutti gli effetti, nata dal Sole e da quel momento dotata della possibilità di crescita dimensionale lungo un orbita che va lentamente (si parla di grandissime scale di tempo) ma progressivamente allontanandosi dal Sole in maniera spiraliforme. Anche quello che succede per gli altri pianeti e per i loro satelliti gode della medesima natura.


Nel 1976 un celebre geologo australiano, Samuel Warren Carey, reso famoso dai suoi studi sulla tettonica a placche, pubblicò un libro intitolato 'The expanding earth' nel quale presentava una sbalorditiva teoria sull'espansione tettonica terreste che, per strane ragioni, non riuscì a convincere del tutto la comunità scientifica mondiale come era invece successo nei suoi precedenti studi geologici degli anni '50, nei quali era stato individuato e spiegato il fenomeno della subduzione, per il quale nello scontro tra una placca continentale ed una oceanica quella con maggiore densità tende ad insinuarsi sotto la prima e ad affondare nel mantello.

Nonostante il modello classico della deriva delle placche litosferiche di Wegner noto come 'continental drift' e nato solo negli anni ’20 non avesse dalla sua parte la totalità degli studiosi vi furono notevoli difficoltà per il geologo australiano nel fare accettare la sua teoria che cominciava già all'epoca a riempirsi di verifiche e dati scientifico/matematici.
La motivazione probabile per cui ciò avvenne e tuttora persiste largamente è da rintracciare nell'idea di base di Warren Carey, ovvera quella secondo cui la terra non è assolutamente stata nelle antiche ere geologiche delle stesse dimensioni attuali. Osservando i profili dei vari continenti e la conformazione delle faglie e delle dorsali oceaniche, Warren Carey arrivò alla conclusione che l'attività orogenetica terrestre era sinonimo di crescita e di espansione tettonica.

Così l'antica Pangea (chiamata in diversi modi a seconda dell'epoca e degli autori che parlarono di lei) non sarebbe più l'antico super-continente isolato in mezzo all'oceano bensì la superficie di un'antica litosfera quando il nostro pianeta aveva dimensioni inferiori a quelle attuali, dovute alla formazione di nuova e più recente crosta terrestre.
Questa immagine, presa dal sito del ricercatore James Maxlow vi aiuterà a visualizzare quello che prevede questa teoria.






Già durante gli anni '60 una serie di misurazioni avvenute sui fondali dell'oceano Atlantico portarono alla scoperta della relativa differenza di età delle varie formazioni basaltiche che si susseguivano sui fondali a partire dalle più giovani situate in prossimità della dorsale medio-oceanica, sino alle più antiche (si parla di 140-180 milioni di anni fa), presenti in prossimità delle piattaforma continentali. Dal sito: Wikipedia.it abbiamo tratto la seguente immagine:



A seguito, supporto o come critica alla teoria di Carey sorsero successivamente altre ipotesi come ad esempio quella della terra pulsante, che hanno posto numerosi e nuovi interrogativi anche in altri campi scientifici, come è successo per gli studi paleontologici, mel momento in cui tenta di spiegare come mai i dinosauri avessero delle dimensioni amggiori rispetto a quelli attuali. Per esempio si stimava che lo Seismosaurus, un sauropode, potesse raggiungere un peso compreso tra le 80 e 100 tonnellate, dai 20 ai 25 metri di lunghezza e 10 - 15 metri in altezza (in piedi); oppure che gli pterosauri possedessero un’apertura alare di circa 10 - 13 metri.
Una ipotesi per spiegare questa discrepanza di peso e dimensioni tra animali estinti e attuali è stata formulata da Stephen Hurrel nel suo libro “Dinosaurs and the Expanding Earth”. L’autore si avvale proprio della teoria del geologo tasmaniano Samuel Warren Carey. Quando il nosrto pianeta possedeva una minore massa disponeva anche di una minor forza di gravità con la conseguenza che gli oggetti pesassero di meno. Secondo questa ipotesi, gli animali non solo erano più agili ma anche il loro accrescimento in massa e volume era superiore perché ostacolati da minori resistenze. Sono stati rinvenuti dei reperti fossili, risalenti a 160 milioni di anni fa, di libellule rimaste intrappolate nei sedimenti di bacini lacustri e in cui si vede che le dimensioni delle ali erano significativamente minori rispetto alle loro discendenti attuali; secondo alcuni studiosi questa anomalia si potrebbe spiegare anche ipotizzando che la forza di gravità della Terra all’epoca fosse decisamente inferiore all’attuale e così per questo genere di insetti non era necessario sviluppare delle grosse ali.

In definitiva, non essendo possibile verificare con piena certezza quest'ultima ipotesi così come avviene anche per la la teoria dell'espansione tettonica, sono ancora oggi molti gli studiosi scettici a riguardo ma, come abbiamo appreso dalla storia della scienza, la maggior parte delle teorie capaci di cambiare notevolmente la nostra visione del mondo hanno bisogno di lunghi periodi di attesa, nei quali altri studiosi possono cimentarsi in ricerche o verifiche empiriche e strumentali.

Per chi volesse ulteriori informazioni su questo argomento consigliamo la consultazione dei seguenti siti:
- The expanding Earth
- Expandign-Earth.org

Nel 1989 su un inserto del quotidiano 'la Repubblica' comparve un articolo di Franco Prattico intitolato 'Aiuto, la terra si gonfia', nel quale veniva riportato quanto segue:


«[…] il colpo definitivo alla solida immagine della nostra vecchia casa planetaria viene oggi dall’Australia: protagonista una singolare e geniale figura di scienziato, Samuel Warren Carey, anziano e battagliero geofisico dell’Università di Tasmania […]. “La Terra non è stata sempre la stessa — afferma —. Quando è nata dalla nebulosa primitiva, era molto più piccola di adesso, probabilmente era la metà. Da allora è cresciuta, come un pallone gonfiato col fiato da un ragazzino: e continua a crescere sempre più, ancora oggi”. […] All’Istituto nazionale di Geofisica di Roma un giovane scienziato italiano, Giancarlo Scalera, dispone su una grande mappa del pianeta una serie di pezzi di carta ritagliati […]. “Vede — spiega Scalera — […] eliminando le immense distese oceaniche, potremmo formare con le terre emerse un globo perfetto, ma molto più piccolo”. […] Scrive F.C. Wezel: “Nella visione di Carey […] il destino ultimo della Terra potrebbe essere una smisurata crescita esponenziale. Oppure un’esplosione simile a quella di Aster, con la formazione di una miriade di asteroidi”. […] Ammette Scalera: “Bisogna riconoscere che sotto molti aspetti quella di Carey è l’unica spiegazione possibile per una serie di fenomeni che la teoria ortodossa non riesce a interpretare”». (da La Repubblica, inserto «Mercurio», 18/3/1989, p. 7)



Ecco alcuni video correlati.









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