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| Fonte: Artapartofculture |
| Autrice: M. De Leonardis |
La maggior parte della popolazione, infatti – indipendentemente dalla fede religiosa e dal ceto sociale – crede fermamente nell’esistenza delle streghe (esistono anche gli stregoni, ma se ne parla soprattutto al femminile) che si nutrono di anime.
La storia narrata dalla Nikiema è quella di Fati, una donna di un tipico villaggio del Burkina dove non c’è elettricità, né acqua corrente; dove si vive nelle case di fango e paglia e si muore con troppa facilità per malattie e malnutrizione. Fati è accusata di essere una mangiatrice dell’anima. Il ritmo narrativo s’intreccia alle informazioni di natura antropologica e sociale. Uno sguardo, quello dell’autrice, che cattura il quotidiano nei suoi momenti felici e tristi.
Le donne accusate di stregoneria, in questo piccolo paese dell’Africa Occidentale, vengono emarginate e allontanate dai loro villaggi. Muoiono di solitudine e di stenti, se non hanno la fortuna di riuscire ad arrivare a Ouagadougou – la capitale – dove esistono alcuni centri di accoglienza. Uno dei più grandi, il Centro Delwende de Tanghin (ospita circa 400 donne), è gestito dalle suore cattoliche. Malgrado l’intervento di Monique Ilboudo, ministro per la Promozione dei Diritti Umani, attivista e autrice di vari saggi di denuncia sulla condizione femminile nel suo paese (tra cui Mal de Peau del 1992, in cui viene affrontato il problema della mutilazione genitale femminile che è subita dal 77% delle donne burkinabé), in Burkina Faso si parla sottovoce di questo problema. Come osserva la scrittrice: “c’è chi ritiene che non sia una buona pubblicità per il paese“.
La mangeuse d’√¢mes é il tuo primo romanzo…
Ho impiegato otto anni per scriverlo, perché non ero mai soddisfatta. Ogni volta che tornavo a Ouaga parlavo con la gente di questo argomento e rimettevo mano allo scritto. Anche la ricerca dell’editore, una volta finito il libro, non é stata affatto facile. E’ passato un anno prima che La mangeuse d’√¢mes venisse pubblicato in Francia.
Cosa ti ha spinto ad affrontare un argomento come quello delle “mangiatrici dell’anima”…
E’ un argomento di cui ho sempre sentito parlare fin da quando ero bambina. Per spaventarmi mi dicevano che c’erano le streghe che mangiavano i bambini, e che dovevo stare attenta soprattutto alle donne anziane. Ero letteralmente terrorizzata. Poi, quando sono andata a vivere in Francia mi sono resa conto che lì nessuno credeva alle streghe. E’ stato allora che è nata l’idea di affrontare l’argomento. Il romanzo si é sviluppato partendo proprio dal titolo.
Durante il lavoro hai fatto ricerche documentarie o ti sei avvalsa esclusivamente della tradizione orale?
Ho parlato soprattutto con la gente, non credo che esistano fonti scritte. So che anche Yaméogo ha realizzato in questi ultimi anni un film su questo argomento, ma non l’ho ancora visto.
Nel romanzo la protagonista viene accusata di stregoneria per la sua trasandatezza, i capelli ispidi e spettinati… E’ così determinante l’aspetto fisico per bollare una persona?
Nella credenza popolare é così.
Ci sono altri modi per individuare una “mangiatrice di anima”?
C’è quello che viene chiamato “l’istante della verità”, quando l’anima del defunto è interpellata dal marabuto, che pronuncia delle formule rituali che conosce solo lui, per sapere chi è il responsabile della sua morte. Viene sgozzato un pollo e, in base, alla posizione in cui rotola viene dato il responso. Se, ad esempio, rimbalza di fronte al sole la morte è stata naturale, in caso contrario c’è di mezzo una “mangiatrice dell’anima”.
Nelle pagine del libro sono delineate figure femminili molto forti, al contrario quelle maschili (che di fatto detengono il potere politico ed economico nella famiglia e nella società burkinabé) sono alquanto deboli. C’é chi si ubriaca perché gli é morto il figlio maschio, chi non lavora perché impegnato a pregare il dio cattolico… Ma sono soprattutto le donne ad accusare altre donne di stregoneria…
Quando ero piccola non era mio padre che mi parlava delle streghe, lo ha sempre fatto mia madre! L’universo femminile é veramente difficile. Nel romanzo la principale accusatrice della protagonista é, infatti, la moglie più giovane del marito, madre del bambino morto. Spesso nelle famiglie dove c’é la poligamia é facile che nascano gelosie e invidie. Basta un qualsiasi incidente o una malattia per accusare qualcuno.
Il libro contiene interessanti ricette di stregoneria…
Si dice che le streghe mangiano i volatili senza spiumarli, perché le piume danno quella forza che permette loro di rimanere più tempo in aria. Per sedurre gli uomini, poi, si cospargono il corpo di un olio dell’amore preparato con i ritagli delle unghie dei piedi e delle mani, mescolate con la salamandra essiccata: il tutto grigliato e ridotto in una cenere a cui si aggiunge dell’olio. Ricette come queste fanno parte di credenze tramandate di generazione in generazione. Soprattutto di fronte a cose inspiegabili, spesso a causa dell’ignoranza, come le malattie la gente sente la necessità di trovare una motivazione, un capro espiatorio.
C’é un momento in cui, nel tuo romanzo, non si capisce bene se effettivamente la protagonista – Fati – sia una strega, per via degli incubi notturni in cui viene iniziata all’ordine delle “Grandi streghe”. E’ incredibile, poi, come accetti passivamente il verdetto del villaggio quando decide di andarsene via con la figlia.
Ho volutamente lasciato una piccola finestra di dubbio. E’ una questione molto delicata, perché sono tantissime le persone che in Burkina credono alla stregoneria. Anche nella mia famiglia, ad esempio, mia madre ci crede e anche tutti i miei fratelli. Per quanto mi riguarda penso che sia chiaro che non ci credo. Tutti i soldi che percepirò dalla vendita del libro andranno ai centri di accoglienza di Ouagadougou.
Le persone accusate di stregoneria finiscono con il credere di esserlo effettivamente?
Nel romanzo mi sono affidata all’immaginazione. Sono stata nel Centro di Delwende, dove sono ospitate centinaia di donne accusate di essere mangiatrici dell’anima, ma non le ho potute intervistare, perché giustamente viene protetta la loro privacy.
Come é stato accolto questo romanzo in Francia?
La gente si é molto incuriosita. Molti non avevano mai sentito parlare di questo argomento. I francesi, del resto, sono affascinati dal paranormale, ma rimangono esterrefatti quando si rendono conto che queste situazioni sono reali, non di fantasia.








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